Salvatore Federico

I dannati della terra

Il 10 gennaio 2010 a Rosarno (RC) scoppiava il primo atto di una guerriglia urbana fatta di spari, cassonetti divelti, auto distrutte. Alcune centinaia di lavoratori extracomunitari, impegnati come braccianti nelle aziende agricole del luogo e accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica, protestarono duramente per il ferimento di due di loro da parte di ignoti, facendo emergere così, agli occhi di tutti, una realtà di sfruttamento e di degrado che si ripete in centinaia di luoghi dell’Occidente “civilizzato” dove queste persone sono costrette a recarsi per sfuggire alla miseria dei luoghi di origine. Nei giorni seguenti, la ritorsione violenta di alcuni settori della popolazione locale costrinse molti di quei migranti a partire da Rosarno. A distanza di tre anni la situazione non sembra essere cambiata e altri migranti sono arrivati in cerca di lavoro. A San Ferdinando, periferia di Rosarno, sorge una tendopoli che può accogliere circa 250 persone, ma con il passare dei giorni gli immigrati africani hanno superato le mille unità. Così, accanto alle tende igieniche del Ministero dell’Interno è sorta una specie di baraccopoli costruita con qualsiasi cosa - cartoni, cellophane, pannelli di eternit - potesse offrire riparo dal freddo dell’inverno; in ogni piccola baracca vivono 5-6 persone, senza servizi igienici, acqua o luce. E’ stato rilevato che quest’anno la presenza di immigrati è maggiore rispetto agli altri anni, e ciò perché in Calabria negli ultimi 2 anni sono arrivati lavoratori disoccupati che hanno perso il lavoro nelle fabbriche del Nord e che quindi cercano di passare l’inverno guadagnando qualcosa con la raccolta degli agrumi e gli altri lavori agricoli. Le baraccopoli, le estreme condizioni di degrado e di sfruttamento in cui sono costretti a vivere i migranti di Rosarno e di tanti altri luoghi, sono il frutto di un sistema economico sempre più alienante ed aggresivo, che tende a fagocitare l’umanita' in nome del profitto. Negli ultimi dieci anni le arance della Piana di Gioia Tauro sono state pagate tra gli 8 e i 12 centesimi di euro al Kg. Pochi produttori sono riusciti a trovare canali di vendita diretta e ricavarne 25-30 centesimi al Kg, la maggior parte dei piccoli produttori sono costretti a vendere alla grande distribuzione a prezzi molto più bassi che non bastano a coprire neanche le spese di manutenzione dei terreni, della concimatura e della raccolta. Ed proprio sulla raccolta che si tende a risparmiare, sfruttando la manodopera africana fino a livelli insostenibili, pagando i lavoratori circa 15-20 euro al giorno, senza un minimo di diritti, senza contratti e senza assicurazione sugli infortuni. Tutto il peso della barbarie dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo ricade su questi ultimi, i “dannati della Terra”.

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