Salvatore Federico

La Mamma

Da mafia rurale a multinazionale del crimine, viaggio attraverso luoghi e simboli della ‘ndrangheta.

La mafia calabrese è ormai riconosciuta unanimemente come una delle più potenti organizzazioni criminali mondiali. Sono trascorsi almeno vent’anni da quando la ‘ndrangheta, da mafia rurale, si è trasformata in una holding internazionale del crimine, eppure questa organizzazione continua a conservare elementi che la contraddistinguono rispetto alle altre mafie del Meridione d’Italia, costituendone in alcuni casi il punto di forza. Questo reportage tenta di ripercorrere, attraverso luoghi, suggestioni e simboli, l’evoluzione storica e antropologica del fenomeno, non rinunciando però ad indagare le forme attraverso cui tuttora la subcultura ‘ndranghetista si manifesta in determinati contesti sociali, fino a diventarne quasi un tratto identitario distintivo. Dalla stagione dei sequestri e delle trame golpiste, fino all’era del dominio sui traffici mondiali di cocaina, l’evoluzione della ‘ndrangheta è caratterizzata dalla conservazione di determinati codici di comportamento, simboli, rituali, che vengono riprodotti e anche adattati alle esigenze delle moderne frontiere dei clan. Per comprenderne la complessità è necessario quindi indagare nei contesti più inaccessibili, nelle zone interne della Calabria, nei luoghi in cui si sono consumate latitanze e vendette, agguati e summit storici. E ancora, provare a raccontare per immagini le ferite lasciate dalle faide storiche, le atrocità della lupara bianca, la centralità delle tradizioni e dei luoghi della religiosità popolare, il ruolo delle donne di ‘ndrangheta, gli elementi antropologici e la creazione di un patrimonio culturale della mafia, l’evoluzione degli interessi imprenditoriali, la penetrazione nelle istituzioni, lo sfruttamento selvaggio delle risorse del territorio. Tutto ciò attraverso un occhio che ha approfondito e studiato questo contesto, che ha osservato e documentato , senza pregiudizio né compiacimento.

Testo: Sergio Pelaia, giornalista

Foto: Salvatore Federico, fotoreporter

Didascalie: Salvatore Federico e Sergio Pelaia

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